C’è molto altro da dire. Nulla è così chiaro da poter essere infilato in scatolette confezionate di schemi e slogan.
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Ho in testa una nuvola di pensieri dai contorni indefiniti, evanescenti, leggeri e concentrici come anelli di fumo. Ma non ho parole adatte a renderli leggibili. Forse sono traducibili nella sensazione di armonia che mi dà Alain Delon in questa pubblicità di Dior.
Usando un eufemismo, era davvero bellissimo (nell'originale a colori, in bianco e nero, con o senza sigaretta).


(Countdown: meno quindici alle ferie. Domani: venerdì 17)
Essere pessimisti circa le cose del mondo e la vita in generale è un pleonasmo, ossia anticipare quello che accadrà. (Ennio Flaiano)
(Wikipedia) La Legge di Murphy è un insieme di detti popolari nella cultura occidentale, a carattere ironico e caricaturale. Si possono idealmente riassumere nel primo assioma che è in realtà la legge di Murphy vera e propria, che ha dato il titolo a tutto il pensiero murphologico:
"Se qualcosa può andare male, lo farà"
***************************
(Piove.)
Buio. Ansia. Un’auto dal nome improbabile, un ingorgo imprevisto (un segnale inequivocabile da interpretare), rotatorie infinite. Frasi sconnesse, mani in fibrillazione, risa nervose. L’ansia che non passa. Un parcheggio, rumori, persone, troppe persone. (Altri segnali inequivocabili). Sorridi. Sembri un ragazzino quando sorridi. Ragazzine in festa. Una baguette con la nutella come nella pubblicità. Un tavolo nell’angolo. Ancora ansia. Margherita non gradita? Naturale. Cosa ci siamo detti? Non ricordo. Imbarazzo, la solita ansia, checifaccioqui? Buio, una quercia secolare, destra-sinistra-dritto con i gesti come quelli delle hostess ma con molta più ansia (maledetta ansia) come durante una turbolenza, una piazza come nella pubblicità ma non quella della nutella, quell’altra della wind. Che poi nella pubblicità, quell’altra ancora, c’eravamo anche noi, io con le lenti a contatto e tu con la parrucca. Gente, troppa gente, rumori di bottiglie rotte, polizia. Vorrei fermarmi e inchiodarti a quella colonna, rischiando l’arresto. Ma è più veloce l’ansia ad inchiodare me.
Un riccio timido e i tuoi riccioli sfrontati, un tizio seduto sull’altalena e file di persone impietrite. Il tabù del contatto che si infrange mentre l’ansia rimane, ma è più forte il richiamo del tuo sguardo dell’odore della mia paura. La sento nonostante il raffreddore. Forse è per questo che mi manca il respiro o forse è perché il tuo respiro è troppo vicino al mio. Buio e luci al neon e luci cimiteriali spente e luci soffuse e niente luci e luci di una candela ikea che torna sempre utile in questo genere di sogni. Mi vedo dall’alto come se fossi in coma in una puntata di dottor house, ho una ridicola camicia e tu non hai più la tua maglietta nera. Troppo tempo buttato, mi dici. Non so cosa ti rispondo, ma lo penso anch’io. Se potessi fermare il tempo lo farei, ma non ti ho nemmeno inchiodato alla colonna, e il tempo non concede tempo agli indecisi, specialmente a quelli ansiosi.
L’orologio segna quasi le due. La candela è spenta, se mai è stata accesa.
Solo silenzio, e più nessuna ansia.
Strano, bellissimo sogno (dai segnali inequivocabili).
A Grazzano Visconti non c'è il solito banale discount plebeo...

..e i posaceneri sono a prova di turista becero...

Dopo dieci giorni di "tra 24 ore temporali" finalmente questa sera s'è avverata la profezia, con tanto di doppio arcobaleno post-tempesta e tramonto scenografico, documentato dalla sottoscritta in fronte/retro.




Mi contatta un tizio mai visto mai sentito, in sei messaggi diversi mi chiede se sono viva, dove abito, quanto sono alta e se faccio jogging. Poi mi dice che sono poco loquace, dozzinale, tracotante e confusa.
Il caldo fa brutti scherzi anche su splinder.
La Meloni illustra i centri giovanili
Berlusconi: "Ci saranno le veline?"
(15 maggio 2009 - Repubblica.it)
....non vi vergognate almeno un po'?
Splendida giornata di sole, ideale per partire verso mete fiabesche, città d’arte, parchi acquatici.
E invece niente, bambina, sbrigati che ci aspetta Padre Giovanni (che mi corregge quando lo chiamo Don) con le sue illuminanti prediche.
L’anno prossimo pensaci bene, bambina, se vorrai davvero sacrificare tutte le tue domeniche per la redenzione dei peccati al sicuro da ogni turbamento. Pensa a quante cose potremmo fare insieme, senza preoccuparci del sapore del corpo e del sangue di Cristo. (girano voci inquietanti a proposito).
Pensaci, dai retta a quel diavolo tentatore con sembianze materne che ti prepara la colazione, pensaci..
Mamma, io sarei felice di fare ancora un passo per avvicinarmi a Dio… (troppo tardi, l’ho persa)….come dicono in Twilight.
C’è ancora speranza.
Nei primi chilometri della strada per San Marino c’è un semaforo ogni cinquecento metri, il che dilata in maniera esponenziale i tuoi calcoli temporali. 15 chilometri? ci arriviamo in un quarto d’ora. Un quarto d’ora dopo stai imprecando come un’ossessa e sei solo al secondo semaforo.
Mentre imprechi pensi che i sanmarinesi devono essere degli insopportabili snob preistorici, se ancora non hanno scoperto le meraviglie delle rotatorie. Dopo 20 semafori e milioni di imprecazioni scopri che stai percorrendo la parte italiana della statale, appena entri nel territorio sanmarinese c’è un’esplosione di rotonde multiuscita, perfette nella loro circolarità e con trionfi di aiuole fiorite.
I gendarmi di San Marino sembrano dei modelli di dolce&gabbana, con grandi rayban a specchio, le uniformi attillate e il broncio a culo di gallina.
L’ultima tua visita a san marino risale al 1996, quando si andavano appositamente a comprare musicassette senza il sigillo siae a cinquemilalire. Con una banconota da cinquantamila ci scappava anche il pranzo. Nel 2009, con bambini al seguito, lo stesso budget in euro si dilegua in un nanosecondo in oggetti di rara bruttura. Una lacrimuccia per le musicassette tarocche. Bambini, vedrete, è tutto salite e discese, sarà divertentissimo. Sì, nel 1996. Nel 2009 alla prima rampa sei in debito di ossigeno e hai i quadricipiti in fiamme. I bambini si divertono un mondo e ti deridono.
I sanmarinesi chiudono i negozi inesorabilmente e contemporaneamente alle 19,30, in un unico inquietante traaank di serrande abbassate all’unisono. Se tua figlia vuole comprare i francobolli per spedire una cartolina dall’estero, come le hai spiegato con enfasi poco prima, la dovrai pazientemente convincere che, anche se la spedirà da cesenatico, nessuno se ne accorgerà.
Quando sali a San Marino e sei in riserva, i benzinai sono tutti sulla sinistra. Quando scendi da San Marino e sei affamato, i ristoranti sono tutti sulla sinistra. In entrambi i casi, ovviamente, tu sei sempre sulla destra, nell’unico tratto di strada con il guard rail centrale anti inversione.
Il fantomatico safety tutor in autostrada dev’essere una specie di babau per automobilisti creduloni. se fai i capricci attento che c’è l’uomo nero! – se superi i limiti attento che c’è il safety tutor! I più disincantati (preferibilmente SUV con abbaglianti nervosi) se ne strafottono e procedono allegramente ai duecentoventi. I timorati e i possessori di fiat panda, se (in discesa) arrivano ai centotrenta, rallentano subito che non si sa mai.
I conducenti dei veicoli miscredenti nel safety tutor, preferibilmente SUV, non conoscono il significato del verbo rallentare. Se durante un sorpasso ti trovi per sfiga sulla loro traiettoria, mentre ti piombano con disprezzo a dieci centimetri dal paraurti ai duecentoventi, si attaccano a intermittenza alla levetta degli abbaglianti come in una partita di spaceinvaders, sperando forse di disintegrarti e passare al livello successivo.
Al casello di San Lazzaro ci sono due lunghe, interminabili file. E mentre ti chiedi per la centomillesima volta come mai non hai il telepass, realizzi con una certa soddisfazione che la quarta legge di murphy trova ancora una volta conferma: la fila più scorrevole è l’altra.
Qualche mese fa la terra ha tremato sull’Appennino proprio alle nostre spalle, era mattina e stavamo facendo colazione. Al settimo piano di un casermone di cemento armato anche le piccole scosse sono amplificate. Il tavolo ha cominciato a muoversi. Sara ha sgranato gli occhioni in un enorme punto interrogativo di allarme, come fa quando l’ascensore tarda ad aprire le porte e mi scongiura con lo sguardo di dirle ‘tranquilla, ora si apre’. Le ho detto ‘è il terremoto’, con la calma assoluta che misteriosamente mi pervade quando sono spaventata. Ha cominciato a piangere, mi si è buttata al collo e ho dovuto faticare non poco a convincerla che non sarebbe successo nulla. Una scossa più forte, quella di dicembre nel parmense, ha fatto oscillare l’alogena così forte che ha cominciato a urtare rumorosamente la libreria. Sono uscita di casa per precipitarmi davanti alla scuola e mi sono calmata solo dopo aver avuto la certezza che fosse ancora in piedi. Ieri sera alle 22,30, quando ho realizzato che non mi stava girando la testa, ma che era il divano a tremare, sono andata in camera e mi sono sdraiata vicino a lei, che dormiva beatamente, l’ho abbracciata e le ho detto piano “tranquilla, non è niente”. Al televideo, dopo pochi minuti, hanno scritto scossa lieve a Forlì - nessun danno. Ho pensato scossa lieve nessun danno anche alle tre e mezza, quando il letto ha ondeggiato leggermente. Invece no. Il mio pensiero a chi ha perso tutto, la casa, i propri cari. Un pensiero a tutti quei bambini che, mi auguro, abbiano almeno avuto vicino qualcuno che sussurrasse loro “tranquillo, non è niente”.